Romano Cocchi e le agitazioni dei lavoratori nel bergamasco (1919 – 1922)

Romano Cocchi (Anzola dell’Emilia 1893 – Buchenwald 1944) è la figura centrale del vasto movimento popolare, operaio e contadino, che agitò la provincia di Bergamo negli anni dell’immediato primo dopoguerra. Discepolo di Guido Miglioli, svolse la sua attività nell’ambito dell’Ufficio del Lavoro, l’organismo cattolico di intervento sociale, tra i tessili, le setaiole, i cementieri, i mezzadri e molte altre categorie di lavoratori provocando una clamorosa e dolorosa scissione nel movimento sociale cattolico della nostra provincia che portò il «caso Bergamo» all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e l’intervento delle massime autorità della Chiesa. L’azione sindacale multiforme e radicale svolta da Cocchi a Bergamo dal 1919 al 1922 dapprima come propagandista e segretario generale dell’Ufficio del Lavoro, poi come dirigente della ribelle Unione del Lavoro, quindi, dopo la sua espulsione dal Partito Popolare Italiano, nelle file socialiste è all’origine della straordinaria sedimentazione di memoria legata al suo nome: una memoria persistente e diffusa tra gli strati popolari ancora cinquanta anni dopo la fine del triennio che lo vide protagonista.
Il suo profilo appare singolare e allo stesso tempo emblematico di un periodo di intensi rivolgimenti ideali e di profondi cambiamenti sociali provocati dalla guerra che trovarono a Bergamo un terreno di coltura assai fertile i cui esiti impensierirono seriamente il mondo cattolico più tradizionale che definì il giovane agitatore Cocchi «un piccolo Lutero» che invano avrebbe tentato di dividere il popolo cristiano della provincia.
Il periodo bergamasco di Romano Cocchi è qui raccontato attraverso le testimonianze orali di coloro che vissero in prima persona quegli anni travagliati, lo spoglio della stampa locale e nazionale, i documenti degli archivi e quelli meno istituzionali delle lettere, delle memorie, dei diari.